L’Europeizzazione del mondo e il suo declino

Abstract

L'Europeizzazione del mondo e il suo declino 1 La sovrastante potenza dell'Europa e la combinazione dei suoi fattori Quando si guarda a Roma nel periodo compreso tra la fine delle guerre puniche e la morte di Costantino -nel corso del quale essa andò affermando tutta la sua potenza, che la mise in grado di conquistare in misura sempre maggiore, assoggettare e ordinare quello che ai suoi occhi era tout court il mondo -è dato vedere come i fattori di questa potenza, che le conferì una posizione di forte superiorità rispetto ai soggetti politici, sociali e istituzionali con i quali Roma entrò gradualmente in urto, costituissero un unicum, un qualcosa senza riscontri nella scena geopolitica formata dai territori compresi nell'impero.Questo unicum era la combinazione di una cultura politica e giuridica, di un'architettura istituzionale che dal centro si articolava a livello delle province, di un governo disciplinatore sia delle parti sociali collocate nel nucleo dominante sia delle molteplici popolazioni organizzate gerarchicamente all'interno dell'impero in espansione, di un alto livello di capacità produttiva e di conoscenze tecnologiche, di strutture militari dotate di una efficacia offensiva e difensiva in grado di garantire un'incontrastata supremazia, di una efficiente rete di comunicazioni intese a favorire gli scambi commerciali e la dislocazione delle forze armate preposte ad assicurare la difesa all'interno dell'ordine costituito, la protezione dei confini e la loro dilatazione.Questo fu dunque il convergere di fattori che rese possibile la romanizzazione del mondo antico in Occidente fino alla sua crisi e poi al crollo definitivo.Quella "combinazione di potenza" che aveva caratterizzato Roma dominatrice scomparve nella sua forma piena dalla scena del Vecchio continente per oltre mille anni.Essa si protrasse o si riprodusse, ma in una maniera soltanto parziale in ambiti territoriali limitati, nell'impero bizantino, nell'impero islamico dell'epoca d'oro, nell'impero ottomano, in Persia, nell'India del Gran Mogol: imponenti costruzioni politiche e istituzionali, dotate bensì di capacità di dominio, di forza ordinatrice e anche di un dinamismo espansionistico di grandissimo vigore, tutte però prive della forza risolutiva che aveva consentito a Roma di acquisireecco il punto -un incontrastato monopolio di potenza.Neppure l'impero cinese poté sostenere il paragone, a causa delle ondate di gravissime turbolenze e divisioni interne, delle ricorrenti convulsioni intestine, della lotta delle etnie per la prevalenza, dei conflitti tra le dinastie.

Salvato in:
Dettagli Bibliografici
Autori: Massimo L. Salvadori
Pubblicato in: The Boundaries of Europe, pp. 223-240
Data di pubblicazione:15/04/2015
Editore:De Gruyter
Tipo di documento:Capitolo di libro
Lingua:italiano
DOI: 10.1515/9783110420722-015
Accesso aperto: Accesso aperto Bronze: lettura gratuita presso l'editore, senza licenza aperta – De Gruyter eBooks
Soggetti:
European Union Policy and Governance (Social Sciences > Social Sciences > Political Science and International Relations)
European Political History Analysis (Social Sciences > Arts and Humanities > History)
Classical Antiquity Studies (Social Sciences > Social Sciences > Anthropology)
Identificativi: OpenAlex W2494696119

Dati dell'indice centrale: OpenAlex (licenza CC0).

Descrizione
Riassunto:L'Europeizzazione del mondo e il suo declino 1 La sovrastante potenza dell'Europa e la combinazione dei suoi fattori Quando si guarda a Roma nel periodo compreso tra la fine delle guerre puniche e la morte di Costantino -nel corso del quale essa andò affermando tutta la sua potenza, che la mise in grado di conquistare in misura sempre maggiore, assoggettare e ordinare quello che ai suoi occhi era tout court il mondo -è dato vedere come i fattori di questa potenza, che le conferì una posizione di forte superiorità rispetto ai soggetti politici, sociali e istituzionali con i quali Roma entrò gradualmente in urto, costituissero un unicum, un qualcosa senza riscontri nella scena geopolitica formata dai territori compresi nell'impero.Questo unicum era la combinazione di una cultura politica e giuridica, di un'architettura istituzionale che dal centro si articolava a livello delle province, di un governo disciplinatore sia delle parti sociali collocate nel nucleo dominante sia delle molteplici popolazioni organizzate gerarchicamente all'interno dell'impero in espansione, di un alto livello di capacità produttiva e di conoscenze tecnologiche, di strutture militari dotate di una efficacia offensiva e difensiva in grado di garantire un'incontrastata supremazia, di una efficiente rete di comunicazioni intese a favorire gli scambi commerciali e la dislocazione delle forze armate preposte ad assicurare la difesa all'interno dell'ordine costituito, la protezione dei confini e la loro dilatazione.Questo fu dunque il convergere di fattori che rese possibile la romanizzazione del mondo antico in Occidente fino alla sua crisi e poi al crollo definitivo.Quella "combinazione di potenza" che aveva caratterizzato Roma dominatrice scomparve nella sua forma piena dalla scena del Vecchio continente per oltre mille anni.Essa si protrasse o si riprodusse, ma in una maniera soltanto parziale in ambiti territoriali limitati, nell'impero bizantino, nell'impero islamico dell'epoca d'oro, nell'impero ottomano, in Persia, nell'India del Gran Mogol: imponenti costruzioni politiche e istituzionali, dotate bensì di capacità di dominio, di forza ordinatrice e anche di un dinamismo espansionistico di grandissimo vigore, tutte però prive della forza risolutiva che aveva consentito a Roma di acquisireecco il punto -un incontrastato monopolio di potenza.Neppure l'impero cinese poté sostenere il paragone, a causa delle ondate di gravissime turbolenze e divisioni interne, delle ricorrenti convulsioni intestine, della lotta delle etnie per la prevalenza, dei conflitti tra le dinastie.
DOI:10.1515/9783110420722-015